Alessio Varisco
designer, laureato in scienze religiose e studioso d'antropologia dell'arte
 
un lieu de rencontre
pour l'Art et de Créativité…
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salle peinture
Italia (Italie) 




Alessio Varisco nasce a Monza dove studia e lavora. Sovente in arte si firma: AV76.
Cittadino del mondo -come suole definirsi- ha risieduto in Umbria, Liguria, Toscana e in Engadina
Come il nonno materno, futurista allievo di Pio Semeghini e Arturo Martini, frequenta la scuola d'arte Monzese ubicata nelle scuderie dell'ala sud della Villa Imperiale di Monza.
Si specializza in Industrial Design e consegue la maturità artistica in Arte Applicate Disegno Industriale ed Ambiente nel 1996 presso l'Istituto Statale Sperimentale d'Arte, Dipartimento per la Progettazione della Comunicazione Visiva, del Disegno Industriale e dell'Ambiente di Monza.
Laureato in Magistero Teologico presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano, Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano; tesi di laurea «Il Giudizio di Dio nella storia: il simbolismo teriomorfo del cavallo bianco in Ap 19 -metonimia del simbolo cristico-, contributo per la cristologia dell'arte».
Frequenta master di perfezionamento in Storia del Monachesimo e della Chiesa promossi dall'Università Sacro Cuore di Milano e dalla Pontificia Sant'Anselmo di Roma.

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critiques et commentaires

uanti modi di dipingere, quanti modi per dipingere. Vi è anche quello di abbandonarsi al segno, di lasciarsi andare al colore, e di iniziare un dialogo oltre le parole con i sentimenti che segni, colore e parole indicano ma che solo la pittura evidenzia.  Questo, per me, è Varisco.
Cerchiamo l’assoluto, e maceriamo la mente nel tentativo di depurare al massimo – quasi fossimo monaci Zen – i nostri complessi elaborati dovuti al contesto complesso ed elaborato in cui viviamo. Eppure è così semplice: basta sentire. Questo per me è Varisco.  
Così me lo intuisco genuino e schietto, robusto e dolce all’un tempo, delicato sensibile e forte. Che è mai questo? È come il cavallo, che è un animale sensibile e forte, dolce e forte, gentile e forte: corre libero per i campi ma sa combattere in aspre battaglie reggendo il cavaliere catafratto: il bene e il male, la gioia e il dolore. Ecco perché Varisco dipinge con acutezza cavalli, e sa restituircene tutti questi aspetti con un sol segno, un solo animale raffigurato.
Poi c’è il suo amore per la natura. Par quasi stemperare i paesaggi in un ruscello di montagna, non soffermandosi su dirupi e anfratti ma dolcemente restituendo il sentore del fieno essiccato, dell’acqua fresca.  Non insiste nel particolare: suggerisce. Non violenta la tecnica: l’asseconda. Non intende mostrare una sua bravura nell’accademia formale, ma coglie la poetica del momento scelto, e ce la fa gustare. Per questo, prima volta nella mia vita e unica volta, ho scritto un testo senza elaborarlo, senza rileggerlo, senza correggerlo, di getto così come è uscito. 
Poiché per uno che come me ama i dolci, e divora i gelati, ecco: questa pittura è come una torta con crema e castagne e cioccolata, oppure una Sacher... Non accusatemi di rendere gustosa la pittura, è Varisco che ce la rende gustosa, per il nostro piacere bambino di mangiare dolci e sonetti e sogni.... Questa è per me la grande arte di questo semplice, genuino e poetico pittore di paesaggi e cavalli, di momenti astratti e di sensazioni dell’anima. E ne abbiamo proprio tanto bisogno, in un tempo come l’attuale, buio triste feroce e senza fede».

Gabriele Mandel Khan
Direttore emerito dell’Istituto di Storia dell’Arte

Varisco e le molteplici strumentazioni
«Conosco Alessio Varisco ormai da qualche anno: un giovane artista dalle molte strumentazioni espressive, amante dello studio e della ricerca, mai soddisfatto dei traguardi raggiunti, sospinto da un’incoercibile volontà del nuovo.
Si abbandonava in genere a libertà e fantasie non figurative, a sperimentazioni di ritmi e sequenze con accordi-contrasti di segni, linee, piani, luci e colori.
Argomentava, difendendo la sua poetica, che è ,meglio tentare di “creare” piuttosto che accontentarsi di “imitare”.
Riconosco che in tale pittura, certo di immaginazione con qualche indulgenza al concettuale, si coglieva svolgimento ed articolazione di cadenze, una certa sapienza di impianto compositiva, indubbio gusto cromatico, un segno vivido tracciante.
Una scoperta fu per me la sua mostra in San Gerardo di Monza titolata “I cavalli dell’Apocalisse”.
Tralascio i valori riposti ed i significati simbolici ed allegorici per limitarmi all’analisi del traliccio disegnativi quale appariva dagli elaborati esposti da altri lavori che, sempre ispirati dal tema del cavallo, ebbi successivamente possibilità di esaminare.
Ebbene la rilevazione della forma è notevole sia infatti che affronti il tema in posizione statica, sia che preferisca coglierlo in dinamicità con zampe in veloce articolazione, Varisco sa fondere efficacemente nei fondamentali valori grafici connotazioni plastiche e pittoriche.
Ne risultano cavalli ben descritti nella loro possanza e gentilezza, trasfigurati da una luce intima che conferisce ai loro occhi un’espressività quasi umana».

Pier Franco Bertazzini
Storico e critico dell'Arte, già Sindaco della Città di Monza e Preside Liceo Frisi di Monza
Monza, aprile 2003