Emanuele Rubini
la dimensione aurea dello spazio
 
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pour l'Art et de Créativité…
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salle sculpture et design
Italia (Italie) 




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Sin dalle prime opere di Emanuele Rubini si avvertono le sceneggiature sapienti, il gioco sottile e insinuante dei volumi che conducono a esiti rarefatti nel morbido fluire dei ritmi, una ripresa mediterranea non immemore della grande lezione di Henry Moore (i toni scanditi e solenni).
Un andar libero delle forme nello spazio lo porteranno, alcuni anni dopo, ad un procedimento di scavo del masso per disegnare uno spazio interno ed esterno secondo principi formali che tendono a sottolineare la sua stessa tensione alla sintesi e le pulsioni dialettiche della scultura che Rubini intende come “forma” che definisce la dimensione aurea dello spazio in cui l’opera andrà a collocarsi.
La materia (il marmo di Carrara, la pietra di Trani, il Rosa Verona ed altri) si presta così a diventare presenza viva e reale, protagonista essa stessa non solo di un’avventura plastica ma soprattutto di vicende legate alla stessa storia dell’uomo, in una spazialità che sia quanto più vicina possibile a quella dell’uomo d’oggi che è dinamica e polivalente, lontana da ogni esecuzione che alla labilità sperimentale voglia ispirarsi.
L’artista continua così, nella ricerca di una pulizia formale assoluta che lascia emergere una irreprimibile sensualità della materia, pur levigatissima e gli stessi elementi di una figuratività residua vengono a fondersi con rigorose strutturazioni spaziali per la costante preoccupazione dell’artista di “levare” ogni resistenza opprimente dal masso a vantaggio di una maggiore tensione vitale che riesca a liberare l’energia interna contenuta in un continuo rimettere in gioco ricerca e processo operativo per soddisfare i continui e sempre nuovi interrogativi formali propri dell’autentica tensione poetica.
Il suo diventa così atto di amore che aderisce e cede alla stessa cadenza di una lingua mediterranea, meridionale, all’entusiasmo della creazione più che ad una qualsiasi indagine semantica degli strumenti linguistici o a metodologie sperimentali.
La luce continua così ad accarezzare queste forme, bloccandole in una unità di gesto, di spazio – tempo, di tensione fatti di entusiasmi che alternano a note acute pause melodiche.
Nascono, così, le opere “Eva”, “Fiamma”, “Cleopatra” degli anni 2002 – 2003 mentre la svolta decisiva, approdo a situazioni che guardino a contenuti astratti e poetici della forma per porre l’interiorità, avviene negli anni 2004 ­­– 2005 con l’esecuzione delle opere “Gemma”, “Bora”, “Venere”, “Il tuffo”, “Ghibli”, “Anima” e “Madame Butterfly” nelle quali si avverte la necessità dell’artista bitontino di liberare la sua creazione scultorea dalla chiusa staticità per farvi penetrare lo spazio.
Caratteristiche di queste opere sono date dai volumi plastici totalmente sciolti in archi e linee sinuose, leggibili da visuali diverse che dilatano gli spazi conglobando l’essenza interiore allusivamente misteriosa e la monumentalità dell’opera stessa è dissolta dal puro movimento.
In queste opere l’artista bitontino rispecchia l’evoluzione generale subita in questi ultimi decenni dalla scultura, non solo europea, cercando di distruggere quel concetto di monumentalità che nel passato aveva costituito il suo prestigio.
Opera aperta da ogni lato (“Gemma”) più delle precedenti, che estende la cosiddetta tridimensionalità scultorea in pluridimensionalità sì che la luce e l’aria penetrano nelle ampie aperture dando vita a nuovi miti che rendono vivi quelli antichi, in quanto l’artista presta sempre attenzione ad una forma che garantendo un’esecuzione immediata, alla vacuità di contenuti della scultura rigidamente astratta, lascia prediligere sempre un’aderenza piena e sincera alla emblematicità dell’uomo moderno teso verso una universalità di tutte le forme di vita.
Come nelle precedenti opere anche in “Dietro il Chador”, ispirata al titolo di un libro di racconti, cancellati ogni tratto del volto e della mimica, la figura umana diviene un semplice elemento formale nella cui costruzione fisiognomica le linee si intrecciano in ogni punto di intersezione suscitando una impressione di spazi illimitati, con superfici rifinite con cura, con una tessitura esemplare, in un susseguirsi e intrecciarsi di una visione sempre in bilico tra realtà/irrealtà.

Lello Spinelli
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Premio Nobel per l'Arte
Ancora un prestigioso riconoscimento per lo scultore Emanuele Rubini al quale è stato conferito da un apposito e qualificato comitato di esperti e critici d’arte il “Nobel dell’Arte”, un premio quadriennale la cui cerimonia di assegnazione si è tenuta presso “Le Metropole Palace” situato nel cuore di Montecarlo (Principato di Monaco) poco distante dal casinò.
Da annotare tra le significative presenze alla cerimonia: Gerard Argelier, Critico d’arte di Nizza, delegato ufficiale degli affari Culturali della città di Nizza e responsabile per tutte le attività espositive estere organizzate da Euro Art Expò; Christie Grizivatz, gallerista di Cannes; Michél Verdant, titolare della Galerie Victoria di Cannes; Jean Jacques Segall, responsabile della cultura settore Alpi Marittime; M. me Jacqueline Cotta; M. me Chantall Genevoix; M.me Hélène Vallée; M.me Mireille Grand; Giorgio Falossi, direttore Casa Editrice d’arte Il Quadrato Milano; Francesco Chetta; Alfredo Pasolino; Guglielma Pazzagli; Mariarosaria Belgiovine; Elena Cicchetti.
Il premio assegnato costituisce un altro meritato riconoscimento per l’artista bitontino le cui opere (visionabili anche da Internet sul sito ufficiale www.emanuelerubini.com) stanno ottenendo in ambienti dell’arte e del collezionismo internazionale larghi apprezzamenti anche nei paesi mediorientali.
La nota galleria d’arte “Transvisionismo” di Stefano Sichel, uno dei fondatori con altri artisti del “Transvisionismo” su indicazione del critico d’arte Lello Spinelli che segue il “percorso” sin dagli inizi, del nostro concittadino, lo ha inserito tra gli artisti in permanenza.