Angelo Mazzoleni
l'opera neosincretica
 
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Italia (Italia) 




Artista di fama ormai consolidata, Angelo Mazzoleni è nato a Firenze il 7 giugno 1952, ma vive e lavora a Bergamo. Di formazione autodidatta, ha frequentato corsi presso l'accademia Carrara di Bergamo ed ha iniziato la sua attività artistica in età giovanile, sotto la guida di alcuni maestri. L'artista si é occupato in passato anche di paleontologia scoprendo alcuni fossili di genere nuovo cui é stato dato il suo nome nelle relative pubblicazioni scientifiche.
Alcuni viaggi in Francia e Germania hanno arricchito il suo bagaglio artistico portandolo ad una continua ricerca e rielaborazione del suo percorso pittorico fino alla fondazione del gruppo nuova arte sincretica. Mazzoleni é inoltre presidente dell'associazione "gruppo arte la ricerca" di Bergamo.

Il percorso evolutivo dell'artista è contrassegnato da una variegata e personalissima ricerca delle origini del mondo delle sue forze vitali attraverso tre periodi principali:

l'indagine dei miti dell'infanzia e della storia primitiva attraverso rappresentazioni simboliche delle forze ed energie primordiali dell'uomo (origini storiche)

la ricerca degli archetipi dell'essere e della vita sia tramite scomposizioni in piani del reale sia attraverso composizioni materiche per lo più ovuliformi o strutture diverse i cui temi principali sono: le simbologie legate ai sentieri della luce, ai templi ed ai labirinti.

ultimamente ,l'artista sta sviluppando una interessante ricerca di tipo "Sincretico". Ne è nata la fondazione, con altri artisti bergamaschi, del gruppo-movimento "nuova arte sincretica" tutt'ora in fase di sviluppo. Il Neosincretismo consiste essenzialmente nella rielamorazione in chiave moderna e nella fusione, per scelta consapevole, all'interno della stessa opera, di arte antica e contemporanea o di più stili di arte contemporanea. Si tratta cioè di un tentativo di sintesi storico, in una prospettiva più universale, di quanto di meglio prodotto dall'arte antica, classica e contemporanea tramite la loro rielaborazione e con l'utilizzo di diversi elementi e materiali materici.
Più in generale, tutto il percorso evolutivo dell'artista, è teso ad una sintesi di passato e presente, volta a rappresentare le fonti sorgive della vita e le dimensioni misteriose ed ancestrali dell'anima umana e del mondo.


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critica e commenti

note critiche sugli ultimi lavori di Angelo Mazzol

Nelle interessantissime ultime opere di Angelo Mazzoleni,belle quanto originali tecniche miste su supporti vari, c’é una non nascosta voglia di comunicare, di trasmettere, di corrispondere,grazie alla grande forza che questi lavori sanno sprigionare, forza che coinvolge l’osservatore, obbligandolo a sostare per riflettere. Infatti è come se liberassero una sorta di energia intrinseca che,non lasciandosi vagliare secondo gli usuali parametri del gusto est etico, costringe ad una lettura che va oltre il materiale impiegato,facendo sorgere interrogativi, insinuando dubbi, creando inquietudini.

E’ una ricerca escatologica quella del nostro artista, sono i problemi esistenziali e trascendenti che da sempre affliggono l‘uomo ad essere al centro dei suoi lavori; è il credere in qualcosa di divino, di superiore (i tanti templi presenti, la magia della "porta della notte" o di quella "del crepuscolo",ecc.) che Mazzoleni ricrea, vivendolo appieno, grazie all‘apporto di una materia, e di una materialità, che viene trasformata e nobilitata da questa sua operazione artistica.

Queste tecniche miste, gli stupefacenti "ovuli", con i loro drammatici effetti, signìficano in primo luogo riconoscere la poetica di un artista, sensibile e malleabile, capace di accogliere la forza di suggestione trasmessa dall‘amalgamarsi di materia, colore e segno in un affermarsi di valori che nascono dal profondo ed intenso respiro di un sentire ampio e remoto, ma senza limitazioni di spazio e di tempo.

L'amore per la materia e le sue potenzialità e la ricerca dialettica contraddistinguono i lavori di Angelo Mazzoleni, che in queste opere specifiche rivela la sua grande capacità comunicativa, pronta a parlare di una società distaccata ed anonima, quale la nostra sempre di più è, dove i valori umani, quelli divini e della trascendenza cadono sempre di più nell‘ombra che avvolge il passato e rende intelleggibile il futuro.


Luciano Lepri
giornalista e critico d’Arte
settembre 2002

la dimensione primordiale e cosmica dell'Io: l'Ope

Sin dal primo sguardo, la pittura di Angelo Mazzoleni appare caratterizzata da un livello di maturità e completezza teorica altamente significativo, che fa di questa esperienza artistica non solo il flusso spontaneo di uno stato emotivo ma anche, e soprattutto, la ricerca costante e ragionata di un preciso sistema ideologico. Quello che il Maestro propone è, infatti, un tipo di pittura che si nutre, nella stessa misura, della spontaneità dell’ispirazione e dell’indagine attenta sui meccanismi che la regolano e che muovono le fila della coscienza umana. Quasi uno studio scientifico su come l’Io indaghi se stesso, nei meandri profondi della propria dimensione interiore, particolare ed universale al tempo stesso. L’impressione principale, infatti, è quella di un percorso assolutamente cosciente, reso ancor più completo dal fatto che l’artista lo delinea ed illustra personalmente, con grande lucidità e chiarezza, consapevole com’è degli obiettivi da raggiungere e delle strade da seguire per farlo. Ciò dà l’idea di un sistema filosofico studiato in ogni dettaglio ed il cui punto di vista va oltre l’ottica strettamente pittorica dell’essere artista. L’arte, infatti, è sempre tensione verso la conoscenza e la scoperta del mondo, attraverso la scoperta di sé, ma non sempre il sostrato di cui essa si nutre è così ben definito sul piano del puro pensiero. Molto più spesso, essa è inseguimento di un impulso, celebrazione della bellezza, creazione di visioni nuove, o semplice rappresentazione della natura, e poche volte la dimensione verso cui si apre è così profondamente archetipica ed intellettualmente elevata.Nella suddivisione che l’artista ne fa, e che, del resto emerge dall’osservazione anche solo superficiale delle singole opere, si desume che quello di Mazzoleni è un percorso molto preciso, che non procede mai alla cieca, ma che ha sempre ben chiaro un certo filo conduttore da seguire. La prima sezione di opere richiama alla mente l’esperienza personale ed infantile dell’artista, che sembra voler immortalare brevi sprazzi di vita vissuta e ricordi di bambino legati a quell’esperienza passata; emergono, così, opere come Giochi d’infanzia (olio), Memorie d’infanzia (olio) o Memorie di Firenze (olio), che rievocano, in modo palese anche nei titoli, il tema del ritorno al passato, un ritorno quasi nostalgico o, per lo meno, rivissuto con l’affetto che lega intimamente l’adulto alla dolcezza dell’infanzia trascorsa. Ma nella seconda fase, quella che l’artista denomina Forze primordiali e teatri della storia, si passa ad una ricerca di innocenza e purezza che proietta l’individualità dell’essere nella primigenia purezza del mondo: opere come Primordi (olio) e Scritture antiche (olio) sanciscono l’abbandono ad un tipo di pittura che, volutamente, ricalca le grandi pitture rupestri dell’uomo primitivo con evidente fedeltà e spirito quasi emulativo. Qui sta il cuore della ricerca di Mazzoleni, che si cala nei panni dei progenitori del mondo - diventa l’uomo primitivo che disegnò buoi sulle pareti delle caverne di Altamira - e ne assume il punto di vista, contemplandola realtà come fosse il primo uomo sulla terra, con semplicità, stupore, desiderio di comunicazione e scopertaMa questo è, forse, solo il momento preparatorio che precede la vera rivelazione: la terza fase, che Mazzoleni identifica con il Sincretismo e la sperimentazione della cosiddetta pittura ovulare. Opere come Porta della notte (olio e tecnica mista), Dimensioni (olio e tecnica mista) e Memoria sacra, icona del neosincretismo (olio e tecnica mista) segnano l’approdo a nuovi lidi, che non sono più quelli della riscoperta infantile dell’Io e del mondo, ma suggeriscono, probabilmente, l’ascesa ad una dimensione neanche più umana, bensì lunare, forse spaziale, verso cui l’uomo proietta il suo più elevato desiderio di conoscenza: la scoperta dell’universo che lo sovrasta.

In un certo senso, dunque, Angelo Mazzoleni procede per tappe ben precise, ognuna delle quali costituisce il gradino necessario verso l’ascesa finale. La celebrazione dei ricordi e degli ambienti che hanno popolato l’infanzia dell’uomo, prima ancora che quella dell’artista, costituisce la presa di coscienza delle proprie radici, il momento introspettivo in cui l’Io scopre se stesso, prende atto della propria identità e fissa nel proprio patrimonio genetico e culturale il segno della propria provenienza individuale; l’identificazione con l’uomo primitivo fa sì che, in un solo istante, l’intera storia dell’uomo, a partire dalle sue origini arcaiche, confluisca nella sua personale esperienza, nella quale il particolare e l’universale si rispecchiano e si identificano fino a confondersi, poiché la storia dell’uno è la stessa dell’altro, e non esiste più confine tra l’essere umano ed il mondo che lo circonda

In ciò sta la comunione con l’universo, che passa necessariamente attraverso la riconciliazione dell’Io con se stesso, prima, e con il mondo, poi - ovvero con quella storia millenaria che lo ha portato qui ed ora, in questo particolare momento ed in questo preciso contesto. E la fusione con l’universo non è altro se non una spinta fortissima che porta l’artista al di là di ogni barriera fisica e concettuale e lo libera verso la più alta forma di conoscenza di sé e del mondo. L’uomo diventa il tramite stesso di questo cammino di conoscenza, ed è nella potenza espressiva e visionaria della mente e del cuore umani che tutto si ritrova e si ricongiunge, la potenza dell’universo che ci orienta in una direzione o nell’altra e quella dell’uomo che lo scruta cercandovi i segni di una verità da possedere e svelare.

Questo è il senso delle opere di Angelo Mazzoleni, senso che lo spettatore può cogliere indipendentemente dalla conoscenza aprioristica del pensiero che le ispira. La produzione di questo artista parla efficacemente da sé, con loquacità e chiarezza, a prescindere da qualunque teoria: la ricerca del Maestro è la stessa dell’uomo primitivo, dell’uomo di tutte le epoche, che volge il suo sguardo al cielo con lo spirito di un Prometeo incantato dal mondo e, tuttavia, assetato di esso. Il desiderio che pervade l’individuo/artista Mazzoleni è un desiderio di fusione con la realtà e con tutte le sue forze primordiali. Da qui l’idea di una perfetta identificazione tra l’uomo e l’universo, la sensazione di una sorta di panteismo profano, che celebra le forze del mondo e della natura come rispecchiamento della forza interiore che spinge l’uomo verso l’analisi e la scoperta profonda di ciò che lo circonda. Lo stesso spirito e la stessa anima pervadono la terra e l’individuo, l’uomo moderno e quello primitivo, come se millenni di progresso si annullassero in favore di una dimensione di conoscenza assoluta ed incontaminata, che si nutre unicamente della straordinaria potenza che l’uomo infonde nel mondo e, al tempo stesso, dal mondo riceve.

Questo è il significato del Neosincretismo di Angelo Mazzoleni, che, sul piano della pura tecnica pittorica, teorizza la fusione di esperienze passate e presenti, così come, su quello strettamente concettuale, preconizza l’idea dell’uomo come punto focale verso cui convergono tutte le forze della storia e del cosmo, e nel quale si opera la sintesi estrema di esse.

In effetti, nelle intenzioni del suo fondatore, Mazzoleni appunto, il Neosincretismo è un tentativo di fusione di stili artistici differenti, appartenenti ad epoche e sperimentazioni diverse, una sintesi di tecniche e possibilità espressive che permetta di giungere ad un’unica forma artistica, capace, proprio grazie alla sua assoluta unicità, di dar corpo alla più elevata sintesi concettuale che le opere dell’artista sottintendono. Ciò è evidente nei dipinti del Maestro, che attinge volutamente alle più diverse esperienze della storia dell’arte passata e contemporanea (molte sue opere sembrano contenere richiami evidenti, oltre che alle pitture murarie dell’arte primitiva, allo stile fantastico e sognante di Chagall, ad un’astrattismo geometrico di stampo avanguardista od ai lineamenti femminili di un Modigliani) in favore di un eclettismo nel quale - egli stesso afferma - ritrovare il vero tratto distintivo, la sola e possibile unicità della propria pittura. Non, dunque, l’adesione ad un unico schema, ad un topos che divenga il segno caratteristico di quel pittore, bensì la scelta di una pluralità di stili e di tecniche in cui ritrovare, di contro, unità e pienezza.

E proprio questa è la sintesi dei mezzi espressivi e dei contenuti ideologici che la pittura di Angelo Mazzoleni ricerca sistematicamente. Fondere i diversi stili, le differenti tecniche di cui, nei secoli, l’uomo si sia avvalso, significa far sì che anche la pura tecnica pittorica si uniformi, in un certo senso, al progetto filosofico globale di cui l’arte di Angelo Mazzoleni si fa portatrice: trovare nell’uomo il punto nevralgico dell’intera esistenza, della creazione tutta e delle forze che muovono la terra e generano la vita. L’Io racchiude dentro di sé questo infinito universo, poiché proprio il suo indagare, per conoscere e dare un senso alle cose, ne sancisce l’esistenza profonda e vitale. E, tuttavia, da quell’universo egli nasce e deriva, per un mistero di creazione perpetua che egli tenta incessantemente di indagare e chiarire. Ponendosi, così, profanamente, come alfa ed omega di questo mondo sconfinato, l’uomo procede nel suo percorso di conoscenza e scoperta delle forze primordiali - più che mai presenti e vive - che muovono la sua stessa esistenza, collettiva ed individuale.


Daniela D'Ortenzio
rivista di Equipèco


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dal dicembre 2005
la danza degli arlecchini
artisti in Copertina: Angelo Mazzoleni