Carlo Di Giacomo
artista che usa la macchina fotografica
 
un lieu de rencontre
pour l'Art et de Créativité…
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Italia (Italie) 




Sono un fotografo sperimentale o meglio un artista che usa la macchina fotografica per sperimentare tutto ciò che mi circonda. Infatti non privilegio nessun tipo di tematica, mi lascio piuttosto guidare dalle emozioni e attrarre da tutto quello che incontro lungo il “cammino”.
Tratto dunque ogni tipo di fotografia, dal paesaggio, alla figura umana, dalla macrofotografia a colori, alla fotografia in b/n, cercando di non porre limiti al percorso creativo.
Nella ricerca però ho un debole per il mosso o comunque per l’uso di tempi di esposizione molto lunghi. Nel caso particolare di queste due “percorsi” di sperimentazione, che ho chiamato semplicemente “Landscape” e On the move”, ho utilizzato sia la fotografia analogica che quella digitale.
Sonopaesaggi e persone che mi anno attratto per i loro colori, per le espressioni dei volti, per le ombre. Sono dovuto tornare sul “luogo del delitto” varie volte, perché queste situazioni favorevoli di luci si trovano esclusivamente alla fine del giorno e, purtroppo, sono di breve durata.
Quando sono con la macchina fotografica, improvvisamente inizio a fotografare un “idea” e mentre questa inizia a prendere forma si crea una situazione speciale, come una sorta di ebbrezza che mi mette in contatto con la mia interiorità, permettendomi di “materializzarla” attraverso le immagini che realizzo. Questa è una delle cose più liberatorie che abbia mai provato, perché è come poter dire liberamente tutto ciò che si desidera senza che niente e nessuno possa arginare quel inarrestabile fiume in piena che è la creatività per noi “sperimentatori”.

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Photosintesi
Le immagini di Carlo di  Giacomo sono una  “photosintesi” di luci, colori e impressioni colte attraverso l’occhio dello sguardo dell’arista, in cui la natura è la prima ed unica tappa di una pellicola che vuole raccontarsi.
L’impressione di un istante, la velocità dello scatto, la mancata fermezza di una pellicola che crea il movimento in un’ immagine fissa, quella di una fotografia.
Carlo Di Giacomo, nato a Roma dove vive e lavora,  si abbandona alla velocità del tempo impresso, mostrando come le foglie degli alberi possano variare i loro contorni decisi, come la lunghezza di un ramo possa raccontare il suo riflesso anche senza che lo si fotografi nel corso di un fiume, pronto a fargli da specchio.
La natura di Di Giacomo è una natura in movimento, in cui la pulsione della macchina fotografica  ricalca la soggettività dell’immagine interiore, sottolineando colori e giochi di luce simili al ballo sul barcone della Senna che Renoir rappresentava in macchie di colore fuggiasche.
Il mondo interiore del fotografo si colora di pennellate veloci che imprimono il respiro di realtà sulla pellicola;  la sua espressione non vuole essere introspettica, non vuole chiudersi nell’ermetismo di una soggettività individuale, al contrario vuole espandersi e dialogare.
La fotografia mi da la capacità di estrarre quel mondo “magico” che porto dentro di me e di farlo vivere anche all’osservatore, che interagisce facendolo suo, soggettivizandolo, immaginando cosa ci possa essere oltre quel muro, dietro quel volto ecc., riportandolo alla sua esperienza personale.”
Una condivisione di istanti e di ricordi non comuni, ma propri. Ecco il percorso stilistico di un fotografo che ha lavorato in diverse parti d’Europa, privilegiando il mezzo fotografico come veicolo espressivo di primaria importanza.
L’esposizione si snoda lungo il percorso di paesaggi e di alberi in progressione, Landscape e Tree in progress raccolgono due serie di fotografie per un totale di 21 immagini in cui l’uomo è solo il ricordo invisibile di un momento, in cui l’immagine dialoga con la natura rubandole l’attimo in cui è stata osservata.
Rami e lunghi arbusti intrecciati , campi e colline, orizzonti incerti sono i protagonisti di una composizione fotografica  capace di generare immagini di realtà parallele.
Il movimento di alcuni fotogrammi non devia il registro dell’occhio, la volontà di messa a fuoco anzi ne cattura l’attenzione, permettendo allo sguardo di avere una spazialità maggiore nei confronti dell’immagine osservata.