Francesco Conte
linguaggi espressivi differenti
 
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pour l'Art et de Créativité…
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salle illustrations et bandes dessinées
Italia (Italie) 




La mia passione per il disegno e l’arte in generale mi hanno spinto ad utilizzare linguaggi espressivi differenti.
Diplomato all’Accademia di Belle Arti nel ’96, ho collaborato con studi grafici realizzando cortometraggi animati, copertine illustrate, disegni per opuscoli, per CD-Rom e per siti commerciali.
Pensando al mio lavoro come ad un laboratorio in continuo sviluppo, ho realizzato diverse mostre collettive e personali. Una di queste portava in Giappone le illustrazioni di un Pinocchio inedito e sperimentale; forse un pò più crudo di come lo si ricordi.
Sempre aperto alle novità mi occupo anche di fumetto, realizzando a partire dal 2004 una libera interpretazione della Divina Commedia di Dante.

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critiques et commentaires

Omaggio al “pinocchio” più famo
Di lui si è detto di tutto: anarchico, irriverente, fuori dal mondo, qualcuno addirittura lo ha etichettato come volgare, invocando la censura.
Ma se come diceva Napoleone: “bene o male purchè se ne parli”, Carmelo Bene resta un artista che è stato capace di lasciare un’impronta profonda nella cultura italiana, e non solo nel mondo del teatro.
La sua celebrazione totale è avvenuta naturalmente post mortem, quando anche coloro che lo avevano bistrattato ne hanno riconosciuto la grandezza. Un ricordo particolare dell’artista è fornito a Palermo dalla mostra “Carme Carmè” che si tiene alla Libreria Broadway in via Rosolino Pilo 18, fino al 20 luglio.
Autore dell’installazione è Francesco Conte, artista e docente presso l’Istituto d’arte che ha cercato di rendere con le sue opere “l’enfasi della recitazione, il talento dell’interpretazione del doppio, la mediterraneità di Bene”.
La scelta è caduta su quest’artista, ci spiega Conte, “come omaggio ad un grande maestro, la cui complessità va ben oltre le ben note voci sulla sua personalità singolare”.
L’installazione della mostra costituisce una sorta di richiamo agli oggetti di scena del teatro, con i quadri appesi a delle grucce come abiti e le frasi di Bene iscritte su particolari oggetti dipinti di nero, tra cui spicca un simbolico Pinocchio.
“Bianco e nero sono i colori limite – dice l’autore della mostra Conte – che ben sintetizzano la personalità estrema di Bene e la tematica del doppio”.

Nicola Figlioli
Ateneonline – Testata giornalistica dell’Università degli Studi di Palermo
18 luglio 2002

L’Arte appesa a un filo – Comune di Palermo, Accad

Già da diversi anni Francesco Conte lavora, con la sua fitta rete di scrittura in bianco e nero, all’acquisizione di un grafismo sinteticamente espressivo, in grado di sviluppare le potenzialità narrative e decostruttive del segno.
Nel suo meditato itinerario analitico, le tappe evolutive si susseguono senza casualità o scollamento.
Sonda strumenti e materiali sia dei linguaggi artistici del passato che di pratiche estetiche a lui più vicine.
Da un’iniziale fascinazione per i fumetti di Moebius e Dino Battaglia, Francesco impara una tecnica narrativa condotta sull’affabulazione di un segno che ora suggerisce, ora si fa minuzioso fino all’impietosità.
La linea diventa forma autosufficiente dell’idea che rinuncia all’enfasi visiva della materia pittorica e cromatica per preservare intatta la propria leggerezza.
La ricerca di un equilibrio fra soluzioni segniche e narrative lo conduce al racconto visuale.
Assume dei testi che diventano pre/testi per un confronto espressivo spinto sempre più verso il rifiuto di un banale illustrativo.
L’iconografia conserva il rispetto della rappresentazione figurativa, ma al contempo assume la coscienza di un suo superamento in termini di analisi grafica.
La linea ininterrotta e avvolgente, frammentata e allusiva, si fa ora segno costruttivo, misura dei rapporti fra luce e ombra.
Il tratteggio diventa vibrazione, luminosità sezionata e compenetrata, soluzione grafica che allude ad un’emozione di contatto.
Il disegno tende a darsi come traccia, sospetto visivo di un’immagine che sceglie di rimanere in uno stato di voluta incertezza.
La riduzione grafica degli elementi visivi è il segno ulteriore di una scarnificazione, di un percorso che conduce lo sguardo fuori da facile erotismo delle apparenze.
Le opere assorbono la memoria culturale e visiva di modelli linguistici lontani nel tempo e nello spazio.
La geometria della superficie, nel ritmare elementi decorativi a sospensioni corporali, recupera moduli figurativi di gusto secessionista.
La riduzione all’essenzialità della linea operata dallo Jugendstil, si fonde con quell’universo di esperienze limite, vissute nella penombra di Eros, che è la cifra inconfondibile dell’opera di Schiele.
Questa nuova ridefinizione del disegno profila uno spazio di incontro, più intimo e segreto con l’evento artistico.
E’ la possibilità di lavorare sulle tracce sottocutanee, sull’espansione in superficie di nervi e istinti.
Riaffiora il grande suggerimento di Klee “l’arte non ripete le cose visibili, rende visibili”.
E Francesco accoglie la capacità epifanica dell’arte, quel suo riuscire a darsi come apparizione e svelamento, quel suo mostrarci un processo alchemico di trasformazione della materia.


Gianna Di Piazza
Docente di Fenomenologia delle Arti Contemporanee
18 aprile 1996