Costantino Canonico
nella dimenzione del "Sacro"
 
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pour l'Art et de Créativité…
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Italia (Italie) 




Sono nato a Roma il 7 Gennaio 1937, una città allora magica, pre-Pasoliniana.
Nel 1980 ho lasciato TUTTO per dedicarmi, tra enormi difficoltà, totalmente alla pittura
tramite la quale tento una complicata dialettica nella dimensione del "SACRO"

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Più si usano i mezzi informativi di questo ultimo secolo, i quali dànno conto di una smisurata serie di eventi, di forme, di modi, (anche per conoscere, per catalogare, per co­municare) meno certezze generali si conseguono; e, anzi, proprio nella precarietà, nella provvisorietà del senso di ciò che appare sta una linea conduttrice del pensiero contemporaneo, si fonda paradossalmente una sua stabilità.
Viviamo un tempo di trapasso, di empirìa crescente e gli artisti sono coinvolti, come intellettuali, nei processi più interni di una crescita solo apparentemente confusa, tanto che molti di essi dalla complessità di oggi si sentono rinfrancati; è certo il caso di Costantino Canonico, giunto tardi alla pittura dopo aver abbandonato il proprio lavoro di dirigente d'industria, il quale trova nel "rapido susseguirsi di eventi, nella caduta di ideologie, nelle contraddizioni", anziché motivo di sconforto e di delusione, "spazi di libertà da colmare" .
Si spiega così, nella sua genesi, la qualità eclettico di questo artista che nasce tale solamente una decina di anni fa, già consapevole, con una maturità culturale conseguita in altre discipline.
Il suo"Transrealismo", che Serravalli giudica "così pulito" e indica come una sorta di travestimento, "paleopittura", ha uno sfondo di echi e di ascendenze molteplici, di cui non mancano l'istanzafuturista e quella surrealista. Più che Depero vengono alla mente Severini e tanta arte scenografica, ma anche di splendidi suggerimenti di certo disegno editoriale o pubblicitario, e poi l'attraversamento immaginifico di Picasso e della Pop Art sulla rilettura in filigrana del mondo classico.
Tutto ciò per comporre un lèssico di segni e di rimandi assai colto, vario, da cui deriva una rappresentazione iconica ottenuta per frammenti addensando le simbologie visive in "insiemi" di insolita forza. Allontanatosi perciò dalle tendenze e dalle scuole, Canonico prende atto della fine dell'avanguardia e si mette dalla parte di coloro che hanno deciso di rifondare la pittura usando non i vecchi linguaggi o qualche ismo che ne derivi o vi faccia riferimento, ma una sintassi eclettica magari anche gergale fatta di tutto, per cui un pittore non debba necessariamente essere astratto, o concettuale, o figurativo, ma possa essere insieme tutte queste cose e altro ancora senza per questo rinchiudersi in alcuna nicchia ma anzi amplificandosi ed estendendosi verso percorsi espressivi più larghi. Da ciòvengono le qualità arcaiche delle sue immagini, la spazialità inesistente o suggerita sull'accostamento dei piani, quella specie di accento "naif" o di primigenio infantile che permea le figure, la carica simbolica ispirata sia dalla categoria del "sacro" che da quella del "classico" e del "magico", fino a coniare neo-mitologemi di inquietante spessore.
Quei "dèmoni", quegli "dèi", quei simulacri d'emblema posseggono una straordinaria qualità d'impatto visivo che germina sia dal colore, sia da un archivio di segni.
L'esame complessivo dei dipinti di Canonico ci ha posti nella curiosa sensazione di conoscere il dio, la dea, il dèmone di un immaginario scomparso con un effetto di "presenza" sconcertante: l'artista riesce ad ottenerla per concentrazioni progressive su figure che vengono dapprima precisate e complicate, ma poi "allontanate", smontate, rese infine con la qualità moderna della sua pittura familiari e allarmanti.

Rinaldo Sandri