Enrico Campioli
inafferrabili "pieghe" dell'animo umano
 
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per l'Arte e Creatività…
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sala pittura
Italia (Italia) 




E' buffo scrivere un manifesto quando si è contrari ai manifesti. Ci sono, tuttavia, idee seguite e maturate, alla base della mia pittura. Prima di tutto la ricerca del bello: importa anche come si raggiunge, ma il fine è quello. Quando dipingo cerco di creare qualcosa che mi piaccia, qualcosa che vedo bello, che percepisco come bello, che mi provochi una bella emozione: sento i miei quadri belli. La mia arte fondamentalmente è questo: ricerca del bello. In seconda analisi, ma non con secondaria importanza, pongo il come si dipinge. Dipingere è una gioia: amo dipingere e dipingo quello che amo. Fare qualcosa con piacere inserisce nella creazione quel certo non so che la cui assenza si palesa quando si fa qualcosa di malavoglia, o per dovere, o per altri motivi. Dipingere è talmente bello che lo farei comunque semplicemente per il piacere di farlo. Il riconoscimento del bello da parte di altri gratifica, incoraggia, sviluppa, tuttavia è qualcosa di posteriore che aumenta il piacere nelle esecuzioni successive; non può creare da solo l'amore per l'atto. Al terzo posto, ma sempre con primaria importanza, pongo la rottura delle regole. Questo punto è forse il più personale, quello che mi provoca maggior godimento. Per secoli la pittura ha seguito regole, e continua ancora anche quando come regola ha quella di rompere le precedenti. Il mio punto di vista è che le regole vanno rotte non di per sé ma nel momento in cui rappresentano un limite alla creatività, alla ricerca del bello in nuove forme. Tantissimi dipingono ancora coi pennelli, su tele, limitandosi al mondo delle figure. Sono state create opere stupende con queste regole, se ne potranno creare ancora ma lì limitandosi è come se la creatività diventasse sempre più sterile. Si può creare qualcosa di bello anche dipingendo con una forchetta, su una tavola di legno non rettangolare, riproducendo un idea al di fuori della realtà concreta sotto gli occhi. La figura, il pennello, la prospettiva, la tela possono essere utilizzati purché non diventino un limite a produrre sempre in un certo modo. Per questo non amo i manifesti e le regole che indicano come produrre il bello. Anche la rottura delle regole non deve essere una regola. Semplicemente ricercando il bello con il piacere di dipingere bisogna cercare di farsi limitare il meno possibile: esprimendo al meglio la propria libertà di dipingere quello che ci piace, come ci piace, sia esso nella realtà o nelle nostre idee. Definiti i tre canoni alla base del mio dipingere, apro una parentesi sul tema della prospettiva astratta. Ho tentato di sviluppare in diversi miei quadri un senso di profondità, che deriva dalle regole della prospettiva figurativa applicata al disegno astratto. Nel disegno astratto il colore può entrare in questo modo nella terza dimensione, cercando di creare nello spettatore la possibilità di vedere ed immaginarsi un mondo astratto in tre dimensioni. Nel mondo astratto le regole della prospettiva possono poi essere più libere. Nel quadro "Prospettive", realizzato con disegni sul tema prodotti nell'arco di due anni, c'è ampia materia di studio, il tutto senza togliere al fruitore dell'opera il piacere della sensazione immediata del colore. Riassumo in tre frasi: dipingere il bello, dipingere perché è bello e farlo liberamente.

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critica e commenti

L'opera di Enrico Campioli, per il quale il 1992 rappresenta l'anno dell'esordio artistico, è rigorosa, unitaria e coerente per stile e contenuto. Lontano dall'immagine di pittore ufficiale l'autore concepisce la pittura come analisi interiore dell'anima e confronto con se stesso, come confessione e ricerca interiore ad un tempo. L'astratto - dominante in tutta l'opera - e l'acrilico sono le vie privilegiate per esprimere sentimenti ed accadimenti non dicibili con altro linguaggio. Ciascuna opera costituisce, quindi, parte di uno "specchio privato" dell'autore, manifestazione, ora serena, ora tormentata di alcune tra le infinite ed inafferrabili "pieghe" dell'animo umano. Pittura come viaggio interiore, dunque, che non può non realizzarsi in rappresentazioni dinamiche ed in continua evoluzione, espressione pura dei moti dell'animo. Il punto di partenza di tale ricerca introspettiva può essere rappresentata anche da aspetti o accadimenti concreti e "reali", e soprattutto da fenomeni naturali( La foglia, La foresta, L'albero, Le due sorgenti che riflettono la luna, Eclissi), ma non sono che rimandi ad una realtà più profonda e nascosta. Quest'ultima, poi, è ricercata con grande intensità in opere come "La Maschera", "Infanzia", "La stanza di Saffo", le quali, ricche delle suggestioni della cultura psicanalitica, tentano di scendere nel profondo e di riportare in superficie gli oscuri moventi che hanno contribuito a formare una personalità e una storia; opere che non prive di elementi razionalistici cercano di scoprire e di aprire nuove prospettive e fanno affiorare paure ed angosce di un universo umano visto nella sua globalità e complessità.
Non pittura dei puri sensi, né pittura istintiva, l'opera del Campioli è caratterizzata dalla costante presenza di vortici e spirali cromatiche, da sinuosi e fluidi intrecci di colori che, lontano dalla tradizione estetica occidentale, rimandano ad emozioni veramente originali. Il dinamismo, privo di una soluzione definitiva, di una conclusione rasserenante, non trova una sintesi degli sparsi frammenti dell'anima, ma ripropone comunque, pur nella informalità dell'astratto un processo di autentica poesia.

Daniel Boccacci