Lorenzo Antognetti
figuratività come evocazione di una civiltà
 
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pour l'Art et de Créativité…
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Italia (Italie) 




Lorenzo Antognetti, nato a Morro D'Alba, in provincia d’Ancona-Italia, il 18/07/1955. Si è diplomatoal liceoArtistico Paul Klee''a Genova e ha conseguito il diploma d’Accademia di Belle Arti con il massimo dei voti,presso l'accademia Ligustica di Belle Arti a Genova.
Ha collaborato con artistiliguri d’alta professionalitàtra cui Raimomdo Sirotti, Aurelio Caminati , Mario Chianese e altri non solo liguri da cui ha tratto insegnamenti preziosi. Haapprofondito le sue conoscenze artistiche dei grandi Maestri del passato, studiando i loro lavori, evisitatomolti musei egallerieitaliane e straniere. Ha letto trattati e lettere d’artisti; nel suo recente passato ha conosciutoun grande artista contemporaneo veramente eclettico per la sua professionalità, e per le sue conoscenze culturali e artistiche (W.Tode)
In questo periodo queste conoscenze e queste esperienze stanno portando l'artistaaduna maturazione artistica e aperta, con molto desiderio di ricerca ed esperienze nuove.
Ora vive elavora a Tarquinia, in via dellaTuscia 22,cap 01016, in provincia di Viterbo. (Italia)

ha eseguito

  • Rifacimento completo dell’affresco di “S. Giorgio e il Drago” per l’omonimo Palazzo (Genova) terminato nel 1989. Direzione dei lavori: Dott.ssa Brambilla. Lavoro eseguito come collaborazione con il Prof. R. Sirotti. Misure mq. 50.
  • Collaborazione con la ditta “Tecno Chimica” di Savona per il restauro del grande affresco centrale “Allegoria del commercio dei Liguri” di S. Isola del salone del Maggior e Minor Consiglio di Palazzo Ducale, oltre al recupero di affreschi e decorazioni all’interno e all’esterno del medesimo.
  • Collaborazione con la Ditta “Studio Restauri” di Pisa per il restauro dell’affresco di G. D. Fiasella “Storie di Ercole”, nella sede del Partito Socialista (Piazza della Posta Vecchia, Genova).
  • Per la Ditta “Eco Restauri” di Genova, decorazioni della facciata di Palazzo Ducale.
  • A Savona, per la Ditta “Studio Restauri” di Pisa, recupero degli affreschi originali nella “Cappella Sistina” del Duomo di Savona.
  • Per la Ditta “Studio Restauri” di Pisa, per la Sovrintendenza di Pisa, ha collaborato ai seguenti restauri:
    • San Miniato (Pisa), Oratorio del S. S. Crocefisso di San Miniato; restauro dell’intero ciclo (3000 mq ca.) della pittura parietali e della cupola opera di Anton Domenico Barberini, secolo XVIII;
    • San Miniato (Pisa), Oratorio del S. S. Crocefisso di San Miniato; restauro di un dipinto del XVI secolo;
    • Pulitura della statua marmorea attribuita al Ghiberti;
    • Restauro della tela S. Rocco per il Duomo di Lucca;
    • Per il Convento Francescano di Pisa, nella sala della musica: strappi degli affreschi poi restaurati e rimessi in loco, oltre al restauro delle decorazioni e affreschi non staccati. Direzione dei lavori Dott. Matteoni della Sovrintendenza di Pisa;
  • Nel 1991 ha collaborato con il pittore A. Caminati alla realizzazione dei cartoni per gli affreschi medesimi per il Teatro Carlo Felice (Genova). Misure mq. 72.
  • Presso abitazione privata, restauro degli affreschi dei saloni, attribuiti al Carrega. Centro storico di Porto Maurizio, Imperia.
  • Rifacimento completo di 750 mq di decorazioni, fine 800, di Palazzo Manuel. Porto Maurizio, Imperia.
  • Ha recentemente tenuto seminari sull’affresco e il restauro, per il “Centro di restauro artistico e monumentale” con sede a Palazzo Ducale (Genova), con altri professionisti tra cui Lele Luzzati e R. Sirotti.
  • Ha fatto parte della commissione cimiteriale ed edilizia per il Comune di Genova.
  • Ha insegnato pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Viterbo.
  • Ha tenuto corsi di “Trompe l’oeil”.
  • Ha insegnato pittura presso il Centro “Luigi Capotorti” di Tarquinia (VT).
  • Insegna pittura presso l’Associazione Culturale “La Lestra” a Palazzo Bruschi di Tarquinia (VT).
  • Ha insegnato Discipline pittoriche nella provincia di Roma (pubbliche e private ).Grafica e fotofografia.

vincitore di numerosi premi di pittura, tra cui

  • 1° premio (concorso nazionale, 1993) per l’esecuzione di un’opera d’arte per il Comune di Taggia, tema “la storia della valle argentina”. Misure m. 4,35 x 3,50; tecniche: affresco, doratura, in tarso ligneo e scultura;
  • 1° premio (concorso nazionale, Roma, 1994) per un’opera pittorica per il Ministero dei Lavori Pubblici, Provveditorato Regionale per le Opere Pubbliche per il Lazio;
  • Premio acquisto (concorso nazionale, Foggia 1995), 27a edizione premio Arpi Club degli Artisti;
  • 1° premio (concorso nazionale, Lecce, 1996), per un’opera pittorica pittorica per il Ministero dei Lavori Pubblici, Provveditorato Regionale per le Opere Pubbliche per la Puglia. 2 tele, misure m. 3 x 1;
  • 1° premio (concorso nazionale, Lecce, 1996), per un’opera pittorica pittorica per il Ministero dei Lavori Pubblici, Provveditorato Regionale per le Opere Pubbliche per la Puglia. 1 tela, misure m. 1 x 1.
  • 1°premio speciale “ Omaggio a Augusto Muller”- 41° Premio Nazionaledi Arti Figurative” Citta’ di Legnago-Cerea 2004

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critiques et commentaires

figuratività come evocazione di una civiltà
Se si vuol portare la comprensione dell’ opera di Lorenzo Antognetti oltre la felice intuizione, il discorso si fa complesso e deve prendere le mosse da molto lontano.
E’ stato Ernst Cassirer, “La filosofia delle forme simboliche “,1931, a cogliere il nascere dell‘espressione artistica, per differenziazione dal linguaggio mitico, ora distintamente ed ora unitamente all’affabulazione, al rituale ed alla magia. Ma é stata 1’allieva di questi, Suzanne Langer, “Sentimento e forma” 1963, a riesaminare il problema di forma e contenuto nei termini empiricamente riscontrabili di “parvenze”, cioè di forme comunicabili e di “peso emotivo “,cioè di esperienze rievocate
Ogni arte si avvale di parvenze diverse, ottenute dando forma a materie distinte.
L’arte, dunque, è una, ma il discorso per avere significato non può prescindere dalle forme ed indirettamente dalla materia-colore.
Le arti plastiche sono quelle nelle quali pre­vale la dimensione spaziale.
Ciò non significa che il quadro non abbia pure una dimensione temporale,pur se essa è lasciata in larga misura al recettoreil quale passa dalla visione dell’ insieme ai particolari,per poi risalire all‘ insieme.
Così io,per i dipinti non Nature Morte” di Lorenzo Antognetti, introduco il concetto di “ spazio virtuale “ il fine di tutte le arti plastiche è di articolare la forma visiva e di presentare tale forma - così immediatamente espressiva del sentimento umano da sembrare carica del sentimento stesso - come il solo oggetto della percezione, o almeno come l’ oggetto primario.
Ciò significa che, per 1 ‘osservatore, 1’ opera di arte non deve essere solo una forma nello spazio, ma un confermare lo spazio, tutto lo spazio che gli è dato.
Lo spazio virtuale, essendo del tutto indipendente e non una area locale dello spazio effettivo, è un sistema in sé conchiuso e totale. Sia esso a due o a tre dimensioni, è continuo in tutte le sue direzioni possibili , ed è infinitamente plastico. E dissertando della pittura “figurativa“ di Antognetti, gli alberi, i bidoni di catrame, le nubi, gli orizzonti infiniti della sua Maremma Etrusca, e i suoi volti e le sue figure lumeggiate da misteriose sorgenti oblique, e i suoi “fiori“ non più fiori oggettivi, opulenti e raffinatissimi, costituiscono tutti improvvise rivelazioni della forma espressiva per una persona dotata di una sapientissima creatività visiva.
Tutti possono essere rappresentati nella sfera virtuale di forme ad intervalli puramente apparenti. Ma non è 1‘ esistenza effettiva dell‘ oggetto o delle cose raffigurate, più giusto evocate, che l‘ artista intende meglio degli altri, nelle sue allusioni fantastiche e simboliche.
E’ la parvenza, di una apparente oggettività naturalistica , 1’ apparire di esso, e il peso emotivo della sua forza, che l’artista ligure , trapiantato ormai in quel di Tarquinia, percepisce , mentre altri si limitano a “leggere“ le targhette del titolo, della sua effettiva natura , restando sul piano della sua realtà effettiva.
Ecco dunque lo “ spazio virtuale” oggettivato, l’ oggettivazione dell’ essere di una natura contemplativa e romantica, analitica e pudica austera e sognante, che si compiace, narcisisticamente, narrare evocare con le forme - colore, precedenti eventi, coriandoli di vita di memoria, di un non vissuto esistenziale che si carica, emotivamente, di precedenti esperienze visive. Da quì la possibilità di un discorso semiologico.
Parlando del “peso emotivo“ dell’ Arte Figurativa preferisco l’ usare il termine “evocazione” , anche perché tale termine dichiara un fatto che non si deve mai dimenticare: che ‘ Arte non ricrea 1’emozione , ma si limita ad essere simbolo di essa. L‘ introduzione dell‘ evocazione come simbolizzazione emotiva, collega il discorso critico ad una dimensione più vasta , che definirei antropologica.
La personalità dell‘ artista crea il messaggio pittorico, fornendo una propria interpretazione della vita e del mondo in cui essa nasce.
Quest’ opera è soggettiva, poiché non si tratta di un semplice“rispecchiamento “ della vita e delle cose esteriori , come hanno teorizzato e favorito i critici marxisti, bensì anche “interpretazione” cioé apporto critico anche se di una categoria del tutto distinta dalla critica scientifica . Fra la pittura “ astratta “ e “ pittura figurativa vi sono assai più forme di transizione che non fra musica e poesia , ma ciò non incrina il giudizio di convenienza.
La contrapposizione è significante quando è a qualche cosa di accettato
Quando dico “ musica atonale “ dico anche” musica - post tonale”.
Una musica “seriale“ che fosse sorta autonomamente e non per contrapposizione, avrebbe una rilevanza semiologica diversa. Una lettura critica della ricerca artistica e del linguaggio “figurativo” di Lorenzo Antognetti mi deve portare ad analizzare sia il versante antropologico ed anche quello semiologico del suo contenuto sim­bolistico e formale.
Nel caso dei pittori fortemente innovatori come, per esempio, El Greco, può nascere il pregiudizio di un vizio di forma analitica, per quegli artisti con accentuati risvolti antropologici, come è nel caso di Antognetti .
L’ antropologia di Antognetti è antropologia del profondo.
Un inconscio ove non si trovano solo istinti, la cui espressione è stata rimossa dalla coscienza, bensì e soprattutto la matrice della coscienza, dalla quale prorompono germi di nuove possibilità di vita. Siamo quindi lontani dai surrealisti, le midolla dei quali sono intrise di psicoanalisi freudiana ed i cui sogni sono incubi ed ombre. Siamo, piuttosto, vicini alle concezioni di Jung, per cui si deve procedere al di là dell’ inconscio personale, verso l‘inconscio collettivo, cioè le tracce che ritroviamo nella mente di tutti gli uomini , create dal processo mentale dei nostri antenati. Ogni esperienza artistica particolarmente eccezionale è tale in quanto viene a riempire un inconscia traccia originaria
Lorenzo Antognetti ha, però, costruito i propri “ archetipi “ attraverso un travaglio personale, cioè attraverso una serie di espe­rienze con pretese di eccezionalità, e non attraverso un programma.
La ricerca di Lorenzo è stata un processo interiore, che ha trovato spesso un filo conduttore nel “mito della classicità“, della grande tradizione museale.
Qui vi ritroveremo quegli stimoli estetici e formali che hanno portato l’artista a maturare delle scelte artistiche impregnate di un impressionante “mestiere di antica bottega” che ce lo rivela“Maestro“, nel filone di quell’ Arte Colta Museale da cui ha tratto nutrimento ed ideali.
Per certi versi mi riporta alla mente il fare di De Chirico, quello, per intenderci, delle “Piazze d’ Italia“ , non certo quello “ barocco “ e retorico e ampolloso degli ultimi decenni.
Nell ‘ artista ligure convivono, sapientemente miscelati, lo spirito spaziale plastico di un Caravaggio, per i dinamismi intensamente drammatici dei panneggi che hanno una poderosa valenza formale e, soprattutto, quelle atmosfere intimistiche dei “fiamminghi”, con il loro magico occhio naturalista e narrativo, i pittori delle Fiandre con la loro visione analitica, sospesa tra oggettività immanente e metafisica simbolistica, allusiva.
Ho parlato di “fiori e nature morte“ che sono solo una ombra del trascorso oggettivato ed immanente, nella creatività di Antognetti; di fatto, queste sue composizioni ‘floreali “non sono altro che un pretesto figurativo per annotare e definire elementi grafico - pittorici permeati di luminescenze interiorizzate che vivono, quasi, di una luce mistica riflessa. E’ la stessa luce “teatrale di “scena” che fu la grande rivoluzione luministica - plastica di un Caravaggio, uomo di “teatro “, lui stesso protagonista principe di una tragica ed epica pagina di “diario” di un quotidiano vissuto sinistramente.
La “luce”, energia che modella i corpi e delinea le forme microscopiche di mute essenze timbriche e molecolari, informa di sé tutta 1‘ essenza ed il contesto pittorico delle composizioni di Antognetti , che hanno la potenza evocativa e descrittiva dei Maestri che hanno fatte grande 1‘Arte nei secoli.
Il linguaggio dell’ artista ligure oscilla magicamente e subdolamente tra i meandri di un ipotetico “classicismo“ e di un “accademismo“, che, di certo, rappresentano gli antipodi dell’ autentica arte, ma che in lui, acquistano un vigore sconosciuto e nuovo, per quella spazialità titanica ed assoluta, che mi riporta alla mente i silenzi “parietali” di un Piero della Francesca, e il fermento dinamico - plastico della spazialità di un Boccioni.
Già, pare una folle licenza, questa mia, se si guarda superficialmente alle opere del nostro, ma se si comprende appieno il significato sotteso delle componenti compositive e dinamiche di tutte le grandi composizioni pittoriche, ed anche di certi paesaggi dai vasti squarci di orizzonti infiniti ma di silenzi attoniti , si comprenderà, quasi con sgomento e stupore, che ci troviamo dinanzi ad una proposta innovativa di una “nuova figurazione“, del tutto libera dai lacci evocativi di un passato remoto che seppure fondamentale per la civiltà della cultura, oggi, non può essere preso a modello e archetipo per le nostre istanze estetiche e artistiche.
In questo verte 1‘ originalità e la valenza della pittura di Lorenzo Antognetti, artista nuovo.
Di fronte ad una so­cietà sempre più idolatra di quel nuovo vitello d‘ oro che è 1‘ automa d‘ acciaio ed il consumismo e l‘ economia di mercato della mondializzazione, non vi sono che tre vie: la fuga, il riparo nella trascendenza e la ricostruzione dell‘ immanenza.
La risposta fon­damentale di Antognetti è la terza, che è anche la più ardua, quella di una ricostruzione dell‘ immanenza, che resti però aperta alla trascendenza.
Risposta non scevra di pericoli, poiché può condurre all‘ecclettismo. Pericoli che possono essere elusi soltanto da quegli eventi eccezionali, che io chiamo “illuminazioni“, il che è avvenuto in Antognetti, che ha elaborato nel profondo della sua coscienza un più religioso approfondimento della qualità della Natura e delle cose del Creato.
L‘Arte che parla di DIO, per l’uomo geme ; l’Arte che nomina 1‘ UOMO , per Dio langue .
A questa illuminazione se ne affianca un ‘ altra prometeica., per cui, non sono gli spiriti del cielo o dell‘inferno che dominano la natura fisica, ma l‘ anima e lo spirito che sono in lui , celati come il fuoco è celato nella selce.
E’ soprattutto la conoscenza che integra l’ AMORE.
Il figlio Leonardo, archetipo dionisiaco che ci giunge dai languori ellenistici, per Pitagora e per gli Gnostici, che è reinterpretato come capacità di trasformare il mondo e non come pura contemplazione.
Così come l‘ albero del bene e del male a cui si rivolge Paul Valéry “...tu puoi respingere 1 ‘infinito / che è l’effetto di tua crescenza , / e della tomba sino al nido / sentirti la conoscenza ...“.
Il segno di un vero mito è il suo potere di apparire ai propri creatori come verità letterale, anche di fronte alle più forti prove in contrario e a sfida di qualsiasi argomento.
Il mito ha l‘ apparenza di una così sacrosanta verità, che chiedere in che senso sia vero, o chiamarlo figura del linguaggio, e distruggere un mito si­gnifica distruggere un’ idea nella sua fase primitiva,nei momento stesso in cui balena nella mente di qualcuno.
Si tratta, quindi , di collocare forma e colori in guisa da costruire uno “spazio virtuale” capace di evocare un ‘esperienza entro la quale si aggiunga ad un linguaggio che sia, ad un tempo, pensiero, impresa perigliosa in quanto è necessario eludere opposti scogli , che anche talenti non comuni non hanno sempre saputo eludere.
Si pensi ad un Blake ,nella cui “opera“ il “pensiero“ è spesso troppo scoperto, ed ad un Moreau, con i suoi non rari cedimenti alla sensuosità del simbolo. L‘ astrazione ha acquistato una sua piena autonomia e la figuratività viene rivisitata , come in Antognetti, che ha saputo es­primersi ad alti livelli espressivi e formali tesaurizzando l‘ immagine fenomenica come leit - motiv conduttore del suo sinfonismo pittorico, che privilegia le atmosfere crepuscolari, interiorizzate di una solarità pervasa da una dolce malinconia in cui la “nostalgia” si carica di una emotività esistenziale e lirica.
Vi è certo nella musicalità delle forme e dei colori delle opere più compiute di Lorenzo una tentazione di canto: il pericolo che l’ elemento portan­te siano le forme ed i colori per se stessi e non come mezzo di evo­cazione. Così nella musica lirica le parole vengono riassorbite dalla musica. Ma, nella più parte dei casi, la musicalità si arresta ad un limite che si potrebbe paragonare al “canto fermo “: la modulazione di forme e colori gravita intorno alla evocazione di una natura fastosa nelle sue cromie ove la dominante rossa determina la stessa tonalità “maggiore”dando ad essa pienezza di vita.

William Tode