Franca Anselmi
tutto condito da una sana ironia per non soccombe alla paura dell’ignoto
 
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salle peinture
Italia (Italie) 




italiano
La tecnica è un affresco fatto con colori ad olio su una base intonaco che viene lavorato parzialmente ad affresco e poi con successive velature di colore ad olio e altre mani di colore a corpo. Il tutto viene eseguito in più fasi , alcune fasi richiedono una asciugatura della superficie per poter procedere . Quindi una opera viene eseguita in circa 7\10 giorni rispettando i tempi necessari. Io opero su molti quadri contemporaneamente proprio per questi tempi lunghi necessari per procedere. Il disegno viene inciso sull’intonaco di base prima della stesura del colore per cui anche la firma viene messa prima che il quadro sia terminato , praticamente io firmo il quadro prima di farlo. Non faccio mai disegni preparatori , getto direttamente il disegno sull’intonaco ancora prima di sapere esattamente cosa voglio fare , insomma il quadro nasce da solo e io stesso rimango stupito talvolta per come viene poi finito , non avendone programmato il fine .
Dipingo a musica alta specialmente blues elettrico e fusion , jazz o quant’altro mi crei un pathos mentale .
Il concetto di macrocosmo e microcosmo è insito in tutte le mie opere in quanto parto con una concezione ironico- simbolica di tutto quello che può riguardare sia la sfera comportamentale onirico-religiosa e sia per quel che riguarda il mondo fantastico e magico nonché mi affascina il mondo alchemico la pietra filosofale e quanto può avere attinenza , nelle varie culture con l’ultraterreno e l’imperscrutabile sia in senso macroscopico che microscopico , sia in chiave storica che in prospettiva futura . Tutto condito da una sana ironia per non soccombe alla paura dell’ignoto

français
La technique est une fresque réalisée avec de l'huile couleurs sur un plâtre qui est en partie travaillé à fresque et ensuite par les gouvernements successifs de couleur velature mains pétrole et d'autres corps de couleur. Tout se fait en plusieurs étapes, certaines étapes richiedeno une surface sèche de procéder. Ensuite, un opéra est effectuée dans environ 7 \ 10 jours le temps nécessaire. Je travaille sur plusieurs tableaux en même temps pour q uesti retards de procéder. Le dessin est gravé sull'intonaco premier dessin de base jusqu'à la couleur pour lesquelles la signature est mis avant que l'image est terminée, je signe pratiquement le cadre premiers à le faire. Ne jamais faire des croquis préparatoires, en s'inspirant directement jet sull'intonaco toujours le premier à savoir exactement ce que je veux faire, en bref, le cadre est né seul et je reste stupéfait parfois comment est alors terminé, ne pas avoir prévu la fin.
Je peins à haute voix en particulier la musique blues électrique et de fusion, jazz ou ce que je créer un pathos mentale.
La notion de macrocosme et microcosme est inhérent à tous mes travaux depuis la naissance avec une conception symbolique ironique de tout ce qui peut "couvrir à la fois la portée du comportement de rêve ESIA-religieux en ce qui concerne le monde de la fantaisie et la magie et me fascine le alchimique monde à l'école des sorciers, car il peut "être attribuée, dans les diverses cultures avec les ultraterreno et limperscrutabile deux dans le sens microscopique que macroscopique, à la fois dans une perspective historique qu'à l'avenir. Tous assaisonné par une saine ironie soccombre pour ne pas avoir peur dell'ignoto.

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critiques et commentaires

Le scelte di Sgarbi - ed. Mondadori
Franco Anselmi è un artista che ha due doti: la preziosità della stesura del colore e la vena ludica che suscita giocosità e divertimento. La stesura del colore non è qui un gesto qualsiasi, ma il risultato di una istintualità preveggente, di una capacità di progettazione che lascia tuttavia libera la mano all’estro del momento. Troppo spesso l’arte contemporanea giustifica la sua ragione di esistere lanciando messaggi impegnati. Franco Anselmi, al contrario, ci comunica la giocosa serietà dell’infanzia con la sua capacità di evocare immagini dalle fiabe e di dare concretezza ai sogni.
Anselmi è un pittore che si distingue sulla scena contemporanea per il coraggioche dimostra nel respingere la tentazione di fare filosofia o sociologia, come troppi suoi colleghi. II suoi quadri ci conducono nel mondo degli animali, spassosi gatti guerrieri, o mici monocoli un po’ sbronzi davanti ad una bottiglia in cui annegano chissà quale dolore, civette e gufi ilari e inoffensivi. Il divertente zoo di Franco Anselmi è anche un palcoscenico di animali grossi ma non grossolani, pensiamo agli elefanti  a cui fanno da contrappunto i cavalli che sembrano un po’ matti. Il suo universo è popolato anche di giocolieri baffuti, in stile anni trenta, di signore incappellate e persino di Madonne con bambino che si intrecciano in un immaginario pseudo-cubista . Anselmi è un poeta del quotidiano  che guarda il mondo che lo circonda riscrivendolo poeticamente, come se fosse la visione di chi per la prima volta riepiloga dentro di se l’alfabeto della vita.
Che siano animali o giocolieri in un paesaggio impossibile egli riesce a trascinarci per mano e con garbo in un mondo bidimensionale e coloratissimo. La caratteristica comune nelle raffigurazioni umane e animali di questo artista è il fatto di avere quasi sempre un occhio solo; la semicecità è risparmiata solo ai gufi forse perché nottambuli e quindi più prossimi al mondo onirico.
Per gli altri, donne, uomini, cavalli, gatti, tartarughe e iguana, quell’occhio solo è un ammiccamento gentile e forse lo specchio della nostra stessa incapacità di distinguere il vero dal falso. Il mondo di Anselmi è un mondo arcano e arcaico che ha il potere di incantarci, nei suoi piccoli borghi medioevali, silenziosi e metafisici, la fiaba si intreccia alla storia . In altri casi sono addirittura rievocati gli stilemi dell’antico Egitto e della simbologia azteca . Queste figure in particolare evocano i reperti archeologici e da tutto questo Franco Anselmi riesce, senza traumi, ad assemblare e creare una scenografia di insieme vivace ed esplosiva . Le sue opere si sviluppano su una voluta mancanza di profondità. Avendo evidentemente approfondito l’arte medioevale non prospettica, nella sua ricerca si rintraccia – al di là della evidente ironia che irrompe dalle sue composizioni, come una sorta di avvertimento a non prenderlo troppo sul serio- una precisa rivisitazione delle stesure grottesche e una cultura molto ben radicata nella tradizione italiana pre-rinascimentale dell’affresco. In particolare il ricordo dell’arte bizantina  sembra aver impresso alle immagini di Anselmi una sorta di blocco, che congela la gestualità delle figure rappresentate. Artista indubbiamente colto, direi che egli ha anche compiuto incursioni nell’arte del lontano Oriente, da cui derivano certi suoi modi grafici e calligrafici. Nel suo horror vacui,  che lo porta a non lasciare neanche il minimo spazio libero sulla superficie affrescata delle sue opere, nello spessore del colore squillante troviamo la personalità intrigante di un artista di forte manualità e di notevole intelligenza.

Vittorio Sgarbi

L’autore dei gatti jazzisti omaggia Vittorio
Franco Anselmi, dopo una breve esperienza in qualità di docente di scuola media a Vittorio Veneto, continua a dedicarsi a tempo pieno a dipingere sulla sua casa , a mezza collina. Innumerevoli le collettive e le personali a cui ha partecipato. Questi gli appuntamenti più significativi negli ultimi tempi: la più importante per affluenza di visitatori è stata in Nuova Zelanda a Okland, nell’aprile scorso.
In Svizzera ha partecipato a varie fiere internazionali, come quella di Ginevra, mentre sarà presente alle prossime di Strasburgo e Carlsrhue. E’ atteso inoltre alla Xcittadella di Calvi, in Corsica nell’estate 2008; al Castello di Sion (CH). Il prossimo appuntamento è fissato a settembre 2007 a Christchurc, in Nuova Zelanda su invito degli Italiani nel mondo. Recentemente è stato invitato a Venetojazz, per rappresentare con la pittura la musica jazz: lo farà con i suoi gatti jazzisti. Su richiesta della Città di Vittorio Veneto, Franco Anselmi donerà la sua opera intitolata: “Città Murata”.
Questa ultima opera come si colloca all’interno del tuo percorso pittorico, rispetto agli ultimi dipinti? Rappresenta una visione un po’ particolare della realtà, che mi circonda. Io interpreto il paesaggio dove vivo in modo tutto diverso dalla realtà vera, la trasformo, anche se ci sono sempre dei punti di riferimento riconoscibili. L’opera, quindi, rientra in uno dei miei grandi soggetti, principalmente gli animali, presenti in un contesto paesaggistico un po’ affabulante, che ricorda il passato ovvero i tempi bucolici e agresti di una volta.
Il dipinto è stato pensato come dono alla Città di Vittorio Veneto. Qual è il contatto tra il quadro e la città?
Il Castello può ricordare il Castello del Vescovo, quello di mezza collina può ricordare quello di Sant’Augusta, la città murata ricorda sicuramente le mura di Vittorio Veneto, mentre le case e le colline rispecchiano Vittorio….
Praticamente il luogo dove tu abiti, ossia… Io abito in Val Lapisina, in Borgo Botteon, in zona abbandonata da Dio e dall’uomo, qui mi ritrovo come eremita…
Naturalmente non potevano mancare gli animali, due fanno bella mostra di sé… Il gatto rappresenta l’opportunista, la tartaruga, invece, quelli che, pur lentamente, raggiungono gli obiettivi. Vittorio Veneto nell’ambito nazionale non si muove velocemente, però, come la tartaruga, può rappresentare quegli obiettivi che da tanti anni non raggiungiamo..., mentre il gatto rappresenta l’opportunismo, che si trova in qualsiasi posto, quindi anche a Vittorio Veneto. Però nel quadro il gatto ha gli occhi chiusi, quindi speriamo che continui a dormire e non faccia danni.
Le dimensioni? Che tecnica? 60 cm. per 120 cm. E’ un affresco, come procedimento, ma i colori sono ad olio; è una miscellanea di varie tecniche tradizionali che io ho reinterpretato e uso a modo mio, quindi è un affresco con un intonaco inciso poi i colori vengono messi successivamente, con la tecnica del Tiziano con sovrapposizioni di velature e pitture a corpo, fino a raggiungere il risultato finale.
In quanto artista, conosciuto anche all’estero, ti senti legato a qualche movimento, a taluni pittori oppure ti senti svincolato? Pur frequentando molti altri artisti, non mi identifico in nessuna corrente pittorica, cerco di non farmi influenzare; cerco di essere me stesso, rappresento nella mia pittura una linea tutta personale, non saprei neanche io come definirmi.
Come è nata questa idea del quadro a Vittorio Veneto? E’ stata fatta una richiesta ufficiale, tramite lettera di Vittorino Pianca, direttore della Pinacoteca. Mi è stato chiesto, in quanto artista operante nel territorio, di donare un’opera, che resti come segno degli artisti del luogo. Finalmente si sono accorti…..
Dove verrà collocata? Suppongo che verrà collocata a Villa Croze, insieme alla collezione Plaudetti oppure nel Museo-Pinacoteca del Cenedese.

Piero Panzarino
giornalista, Il Quindicinale
4 luglio 2007